Quando si parla di generazioni e tecnologia la scorciatoia è sempre la stessa: i giovani sanno, gli adulti rincorrono. È una semplificazione comoda e quasi sempre sbagliata. I dati che raccogliamo da anni raccontano qualcosa di più articolato.
Sull'intelligenza artificiale non si misura una distanza di competenza tecnica, ma una distanza di postura. C'è chi delega con disinvoltura e chi delega con sospetto, chi cerca nello strumento una scorciatoia e chi una conferma, chi si fida del risultato e chi pretende di capirne la provenienza. Queste differenze attraversano le generazioni, ma non sempre nel verso che ci aspetteremmo.
Il punto interessante non è stabilire chi è più bravo. È capire che la fiducia verso un sistema automatico è un fatto culturale prima che tecnico, e che varia in modo significativo da una coorte all'altra. Per chi progetta comunicazione questo cambia tutto: lo stesso messaggio, filtrato dallo stesso tipo di agente, non arriva allo stesso modo a un ventenne e a un cinquantenne.
Il divide, insomma, non è fra chi sa e chi non sa. È fra modi diversi di stare dentro la stessa trasformazione. E un divide di postura non si colma con un tutorial.
